21/03/2022

I beni confiscati, le politiche di coesione e il PNRR

Il 21 marzo 2022 si celebra la "Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo di tutte le vittime delle mafie", istituita con legge l'8 marzo 2017 dopo che per oltre vent'anni l'associazione Libera aveva promosso una manifestazione civica nella stessa data, il primo giorno di Primavera.

Quest'anno la ricorrenza viene celebrata mentre è aperto (fino al 31 marzo) l'Avviso pubblico per la selezione di progetti di valorizzazione di beni confiscati, finanziato dall’Unione europea a valere sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, nell'ambito dell'iniziativa Next Generation EU.

Le risorse oggetto dell’Avviso ammontano complessivamente a 250 milioni di euro e sono destinate a proposte progettuali per la riqualificazione di intere aree e alla valorizzazione di beni confiscati alle mafie a beneficio della collettività e delle nuove generazioni. Nell’Avviso è riportata anche una seconda procedura relativa alla concertazione negoziata, che può avvenire in considerazione dell’opportunità di individuare una modalità di finanziamento di interventi che per dimensione, valore simbolico, sostenibilità e prospettive di sviluppo richiedano una concertazione tra più soggetti istituzionalmente competenti, con un importo pari a 50 milioni di euro. Una comparazione tra dati evidenzia l'importanza di questo intervento: al 31 dicembre 2021, il finanziamento pubblico totale per i 567 progetti monitorati da OpenCoesione nel focus dedicato ai beni confiscati è pari a 299,26 milioni di euro, relativi ad interventi realizzati o in corso di realizzati nei cicli di programmazione 2007-2013 e 2014-2020 delle politiche di coesione. L'ammontare complessivo dei nuovi finanziamenti, per progetti da aggiudicare entro il giugno 2024 e da realizzare entro il successivo biennio, è pari così al 90% di quelle finora impiegate in progetti di valorizzazione dei beni confiscati.

I beni confiscati e il PNRR   
L'Avviso pubblico - pubblicato sul sito dell'Agenzia per la coesione territoriale - è rivolto alle 8 Regioni del Mezzogiorno. I progetti possono essere proposti da Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni, anche in forma consortile o in associazione. Tali soggetti devono risultare destinatari di un bene confiscato iscritto nel patrimonio indisponibile dell’Ente e possedere una proposta progettuale di valorizzazione, che passi necessariamente anche per il recupero o la ri-funzionalizzazione del bene. Tra gli interventi ammessi ci sono anche quelli di demolizione e ricostruzione, di ristrutturazione e/o adeguamento per finalità istituzionali o sociali, ovvero economiche, con vincolo di reimpiego dei proventi per finalità sociali, per la restituzione alla collettività e reinserimento di tali beni nel circuito legale dei territori di appartenenza.

La scelta di rivolgersi esclusivamente agli enti pubblici - spiega una nota del Ministro per il Sud e la Coesione Territoriale - "è dettata dalla necessità di rispettare le stringenti tempistiche previste dal PNRR e di evitare, quindi, procedure che - in altri casi - sarebbero state più lunghe e complesse". Il Ministro, sollecitato dalle organizzazioni della società civile impegnate nella gestione e valorizzazione dei beni confiscati, ha tuttavia precisato che "gli enti territoriali possono comunque coinvolgere sin da questa fase di progettazione gli enti del Terzo Settore, come spiega una nota sottoscritta dal direttore generale dell'Agenzia per la Coesione territoriale. Tale eventuale coinvolgimento è anzi premiato da un apposito criterio di valutazione inserito nel bando".

Sono previsti anche altri criteri premiali che riguardano in particolare la valorizzazione con finalità di Centro antiviolenza per donne e bambini o Case rifugio e per la valorizzazione con finalità per asili nido o micronidi. È a questo tema che fanno riferimento i progetti descritti in questa Data Card.

L'obiettivo dell'Avviso è di realizzare almeno 200 interventi di valorizzazione.



I beni confiscati e le politiche di coesione
La politica di coesione ha rappresentato, fin dal ciclo di programmazione 2007-2013, uno degli strumenti di valorizzazione dei beni confiscati. La prima pillola che OpenCoesione ha dedicato al tema, che faceva riferimento ai dati al 31 dicembre 2014, evidenziava 190 interventi per un finanziamento complessivo di 151,5 milioni di euro (tra interventi hard, che prevedono la ristrutturazione e riqualificazione di immobili confiscati ai fini del loro riutilizzo civile, e soft, a supporto alla capacità istituzionale nella gestione dei beni confiscati, di educazione alla legalità e di inclusione sociale). Come già scritto, il numero dei progetti monitorati al 31 dicembre 2021 è invece pari a 597.

L'incremento significativo è legato all'ingresso dei dati relativi al ciclo di programmazione successivo, che in particolare nel triennio 2017-2019 ha visto entrare in monitoraggio ben 252 progetti. Con la Legge di Bilancio 2017 (art. 1, comma 611), nel frattempo, era nata la “Strategia nazionale per la valorizzazione dei beni confiscati attraverso le politiche di coesione”, strumento di coordinamento, indirizzo e supporto per le Amministrazioni statali, gli enti locali e tutti quei soggetti che intervengono a diverso titolo nella gestione dei beni confiscati.

Tra gli strumenti per l’attuazione della Strategia nazionale c'è il PIANO FSC BENI CONFISCATI ESEMPLARI nel Mezzogiorno, finanziato per 25 milioni di euro con due successive delibere del CIPESS (la Delibera n. 48/2019 e la Delibera n. 61/2020). Attualmente risultano monitorati 3 progetti, relativi al bene "La Balzana", che prevedono la realizzazione di un Parco agroalimentare dei prodotti tipici della Regione Campania, nel Comune di Santa Maria la Fossa (CE). Sono descritti nel paragrafo 5 della Data Card che OpenCoesione ha dedicato ai beni confiscati nel marzo del 2021. Attualmente è in corso la progettazione definitiva dei 3 lotti, azione propedeutica alla predisposizione delle gare per la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori, che dovrebbero partire entro la fine del 2022. Nel marzo di quest'anno, intanto, sono state avviate le procedure autorizzative per gli interventi sul secondo "bene confiscato esemplare". Si tratta di palazzo Fienga, un immobile di 12 mila metri quadrati a Torre Annunziata (NA), confiscato al clan Gionta, responsabile nel 1985 dell'omicidio del giornalista campano Giancarlo Siani. Diventerà un comando interforze.

Il sostegno delle politiche di coesione alla valorizzazione dei beni confiscati proseguirà anche nel prossimo ciclo di programmazione 2021-2027. Nel testo dell'Accordo di partenariato inviato a Bruxelles dal governo italiano si legge infatti che "il FESR e il FSE Plus intervengono anche per favorire l’uso sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata". Inoltre "sempre nel contesto di una strategia territoriale, nei territori a maggiore concentrazione di beni confiscati alla criminalità, possono definirsi percorsi di rilancio sociale e/o produttivo a partire dalla valorizzazione di immobili significativi per potenzialità economiche e simbolicità". 


PROGETTI

RECUPERO FUNZIONALE DELL'IMMOBILE A RIDOSSO DEL PARCHEGGIO M.U.S.A DA DESTINARE AL PROGETTO DONNE IN CENTRO ANTI VIOLENZA E CASA RIFUGIO

Costo: € 1.500.000,00
Durata: 14,5 mesi
Fonte finanziaria: PON FESR FSE LEGALITÀ 2014-2020
Beneficiario: COMUNE DI CASALNUOVO DI NAPOLI

Il progetto ha finanziato la riqualificazione di un bene confiscato alla criminalità organizzata per realizzare un centro per donne vittime di violenza, in modo da accompagnare il loro percorso di fuoriuscita dalla condizione di disagio e avviare percorsi di inclusione e di formazione finalizzati a garantire autonomia.
La struttura sgomberata da occupazioni abusive da parte di alcuni affiliati a clan della Camorra è stata affidata al Comune di Casalnuovo di Napoli dall’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati. Il progetto è nato dall’iniziativa dello Sportello Antiviolenza del Comune di Napoli.

Nel 2021 è stata inaugurata dal Prefetto di Napoli la “casa”, che si sviluppa su una superficie di oltre 1000 metri quadrati e si struttura su tre livelli: l’ultimo piano è destinato alle donne allontanate dalla loro famiglia, al piano terra è previsto il centro antiviolenza (già attivo nel territorio comunale, dal 2016 ha accolto oltre 150 donne che hanno sporto denuncia), mentre al piano seminterrato è stata allestita una ludoteca con un bar bistrot all’interno del quale verranno collocate le donne che hanno avuto la forza di denunciare e di avviare un percorso di fuoriuscita dalla violenza. Con il progetto sono stati finanziati, inoltre, anche la ristrutturazione e l’arredo dei locali che potranno consentire l’eventuale presenza anche dei figli minori.


LAVORI DI RIQUALIFICAZIONE DEI BENI CONFISCATI ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA SITI IN VICO VI DUCHESCA N.12 E VIA VITTORIO EMANUELE III, N.13 PER LA REALIZZAZIONE DI UN CENTRO PER L'INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI REGOLARI E CENTRO PER L'ACCOGLIENZA DELLE DONNE VITTIME DI TRATTA

Costo: €  1.499.984,27
Durata: 22 mesi
Fonte finanziaria: PON FESR FSE LEGALITÀ 2014-2020
Beneficiario: Comune di Napoli

Il progetto consente il recupero di due immobili confiscati alla criminalità organizzata per fini sociali: l'integrazione dei migranti regolarmente soggiornanti e l'accoglienza delle donne vittime di tratta.

Presso la struttura di vico VI Duchesca n. 12 a Napoli sorgerà un Centro polifunzionale di servizi per cittadini e stranieri che assicurerà svariati servizi al territorio, come ad esempio: l’orientamento al lavoro, l’assistenza per accesso al microcredito o per la creazione di una startup industriale, come pure – per i migranti che ne facessero richiesta – la progettazione di un rientro nel proprio Paese. L’obiettivo del progetto è quello di assicurare la coesione sociale in una zona che ha sofferto di recente disagi legati a congestione per l’assegnazione di nuovi migranti, con conseguenti ricadute sulle dinamiche di convivenza.

Anche la struttura in via Vittorio Emanuele III n. 13 a Secondigliano si propone come un centro teso a garantire al territorio una serie di servizi che possano favorire il rafforzamento dell’autonomia delle persone e il loro reinserimento sociale e lavorativo.

Nell’anno 2020 il Comune di Napoli ha avviato la procedura di gara per l’avvio dei lavori di riqualificazione presso entrambe le strutture e nel 2021 è stato aggiudicato l’appalto.


CASA DI ACCOGLIENZA PER GESTANTI E RAGAZZE MADRI

Costo: € 285.611,68
Durata: 2 mesi
Fonte finanziaria: POR CONV FESR SICILIA 2007-2013
Beneficiario: COMUNE DI SAN GIUSEPPE JATO

Nel 2017 a San Giuseppe Jato (PA) è stata inaugurata la casa alloggio per ragazze madri e donne vittime del disagio sociale intitolata “Rita Atria”. Rita Atria è considerata la settima vittima della strage di via D’Amelio: si tolse la vita a diciotto anni, una settimana dopo l’attentato del luglio di trent’anni fa che costò la vita al giudice Paolo Borsellino, colui che l’aveva convinta a diventare testimone di giustizia. Il bene confiscato è stato assegnato al Comune di San Giuseppe Jato che ha provveduto alla ristrutturazione della villa trasformandola in casa accoglienza.

La struttura si compone in diversi piani: al piano terra è prevista una stanza per l’accoglienza, mentre il 1° e il 2° piano ospitano le camere arredate con 11 posti letto ad uso giorno e notte per le utenti. L'ultimo piano è adibito a soggiorno, cucina e spazio comune. I servizi del centro per gestanti e donne con figli in difficoltà sono gestiti da cooperative sociali, aggiudicatarie del bando per l’assegnazione del bene e accreditate dall'assessorato alla Famiglia, politiche sociali e lavoro.