05/06/2020

Data Card - Biodiversità

DATA CARD
La Giornata mondiale dell'ambiente e la biodiversità nelle politiche di coesione


La Giornata mondiale dell'ambiente è una festività proclamata nel 1972 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in occasione dell'istituzione del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente. Dal 1974 viene celebrata ogni anno il 5 giugno. Il World Environment Day 2020 è dedicato al tema della biodiversità, "l'infrastruttura che supporta la vita sulla Terra e lo sviluppo dell'essere umano" sottolineano le Nazioni Unite.

In occasione del WED 2020, OpenCoesione pubblica così una Data Card dedicata agli interventi delle politiche di coesione per tutelare e valorizzare la biodiversità nel nostro Paese.

La nuova EU Biodiversity Strategy for 2030
Il 20 maggio scorso, alla vigilia della Giornata mondiale della biodiversità, la Commissione europea ha reso pubblica la propria EU Biodiversity Strategy for 2030, con una comunicazione inviata a Parlamento europeo, Consiglio Europeo, Comitato degli affari economici e sociali e Comitato delle Regioni.
Il titolo è "Bringing nature back into our lives" ("Rimettiamo la natura al centro delle nostre vite"). Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha commentato: "Riportare la natura in uno stato di salute è un elemento chiave del nostro benessere fisico e mentale, e un alleato nella battaglia contro il cambiamento climatico e le epidemie. È un elemento centrale della nostra strategia di crescita, il Green Deal europeo, e parte di un piano per il recupero europeo che vuole restituire al Pianeta più di quanto prenda".

Tra gli elementi chiave della Strategia ci sono la creazione di nuove aree protette fino ad arrivare al 30 per cento della superficie terrestre e al 30 per cento di quella marina, la promozione dell'agricoltura biologica, interventi per lasciare al libero scorrimento 25mila chilometri di acque lungo il corso dei fiumi, la riduzione del 50 per cento nell'uso dei pesticidi entro il 2030 anche per frenare il declino degli insetti impollinatori, come le api. L'investimento - pubblico e privato - previsto per la tutela della biodiversità è di almeno 20 miliardi di euro all'anno.

La biodiversità nell'Accordo di partenariato 2014-2020
Nell'ambito dell'Accordo di partenariato tra l'Italia e la Commissione europea per il ciclo di programmazione 2014-2020, gli interventi per la protezione della natura e della biodiversità (mediante la conservazione di habitat e rete ecologica e promozione degli attrattori naturalistici) impegnano complessivamente risorse per circa 300 milioni di euro. I progetti fanno riferimento all'Obiettivo Tematico 6 (Preservare e tutelare l’ambiente e promuovere l’efficienza delle risorse) e a due risultati attesi: "Contribuire ad arrestare la perdita di biodiversità terrestre e marina, anche legata al paesaggio rurale e mantenendo e ripristinando i servizi ecosistemici" e "Miglioramento delle condizioni e degli standard di offerta e fruizione del patrimonio nelle aree di attrazione naturale".

"Gli investimenti sono orientati in prevalenza alla tutela e valorizzazione della biodiversità (58% circa), mentre il restante 42% è destinato alla tutela, ripristino e uso sostenibile dei siti Natura 2000; va notato che per quest’ultimo campo di intervento sono programmate risorse solo nel Mezzogiorno del Paese" sintetizza un contributo a cura del Nucleo di valutazione e analisi per la programmazione (NUVAP) pubblicato sul XXI Rapporto sul turismo italiano.

Anche il Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC), che è il principale Fondo nazionale per il riequilibrio economico e sociale del Paese, ha attivato interventi relativi all’ambito Natura, dove sono programmate azioni per un importo totale di circa 277 milioni di euro.

Il focus dedicato ai progetti sulla Natura disponibile sul portale OpenCoesione, che fa invece riferimento ai due cicli di programmazione 2007-2013 e 2014-2020 (e i cui dati sono aggiornati al 30 giugno 2019), evidenzia 2.509 interventi, per un finanziamento pubblico complessivo di 1,32 miliardi di euro. I pagamenti - cioè lo stato d'avanzamento dei progetti - sommano 893,8 milioni di euro.
Dei progetti, 2.129 riguardano il periodo 2007-2013 e sommano un finanziamento di oltre un miliardo di euro.

Sei progetti per la biodiversità

1. Riabilitazione animali selvatici, in Calabria
In Calabria, è in corso il restyling delle strutture di accoglienza e riabilitazione per i selvatici del Centro di recupero animali selvatici (CRAS) che nel 1992 è stato aperto a Rende (CS) in Contrada Lacone e si sviluppa su un’area seminaturale di circa 16mila metri quadrati, ed è gestito dal Comitato italiano protezione rapaci (CIPR).
Grazie ad un finanziamento di circa 60mila euro - a valere sul POR FESR FSE CALABRIA 2014-2020 - si andrà anche a tutelare la piccola area umida all'interno dello stesso Centro.
Il CRAS è costituito da una sessantina di voliere adibite al ricovero, alla cura e alla riabilitazione della fauna selvatica in difficoltà, Nel 2004 il CIPR ha realizzato il progetto di un Centro di Recupero per Uccelli Acquatici (CRUA), che grazie ad un'importante opera di pulizia e restauro ambientale ha ripristinato un piccolo stagno di 300 mq con la tipica vegetazione ripariale, meta di varie specie di uccelli acquatici migratori e popolato da uccelli stanziali, anfibi, rettili ed insetti. La piccola area umida è circondata da un grande prato, che nel periodo invernale assume le caratteristiche del “prato allagato”, nell’area è stato conservato un piccolo lembo di vegetazione forestale a querce e pioppi, ultima traccia di una realtà quasi scomparsa nella zona.
Su OpenCoesione a questo link https://opencoesione.gov.it/it/progetti/1cl218728/

2. Custodi della biodiversità, in Umbria
La Regione Umbria, nel ciclo di programmazione 2007-2013, ha investito nell'ambito del POR CRO FSE UMBRIA circa 150mila euro per realizzare tre corsi di formazione per "custodi della biodiversità".
Nel 2001 l’Umbria è stata la terza Regione italiana a dotarsi di una Legge regionale sulle risorse genetiche di interesse agrario. Il percorso continua con un nuovo riferimento normativo, la Legge Regionale n. 12 del 9 aprile 2015 “Testo unico in materia di agricoltura”, e in particolare con gli articoli 67, 68, 69, 70 e 71 contenuti al Capo IV “Tutela delle risorse genetiche autoctone di interesse agrario”.
La nuova legge prevede l’attivazione di una serie di strumenti che hanno lo scopo di censire, studiare, catalogare, mettere in sicurezza, diffondere e valorizzare le risorse genetiche di interesse agrario della regione, anche tramite azioni di sensibilizzazione, divulgazione e formazione.
Sono iscritte al Registro Regionale 58 risorse, di cui 12 varietà erbacee, 37 varietà arboree e 9 razze animali. Elemento centrale della tutela e della valorizzazione, come raccomandato dai trattati internazionali in materia di biodiversità di interesse agrario, è che le risorse "reperite sul territorio - spiega il sito dedicato alla biodiversità di Regione Umbria - vengano non solo salvaguardate dall’estinzione tramite la conservazione ex situ, ma diffuse sul territorio di origine, in modo da permetterne l’evoluzione in risposta alle pressioni selettive che ne hanno permesso la differenziazione, operate dall’ambiente e dall’uomo. Questo tipo di conservazione, definita in situ perché effettuata nell’areale di origine della risorsa, è anche chiamata 'on farm' perché generalmente effettuata all’interno di aziende agricole presenti nel territorio in cui la risorsa era tradizionalmente presente". Questi agricoltori sono i custodi della biodiversità.
Su Open Coesione a questi link https://opencoesione.gov.it/it/progetti/1umum09022e203/, https://opencoesione.gov.it/it/progetti/1umum09024l018/ e https://opencoesione.gov.it/it/progetti/1umum09025m002/

3. Via la plastica dal mare della Sardegna
L’Università degli Studi di Cagliari - Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente è Capofila di un progetto che vede i pescatori impegnati nella raccolta di rifiuti in mare, con conseguente verifica di tipologia e provenienza.
Partner del progetto sono il FLAG Sardegna Orientale, il FLAG Sardegna Sud Occidentale, il FLAG Sardegna Centro Occidentale (Pescando) e il FLAG Nord Sardegna.
L'acronimo FLAG indica i Fisheries Local Action Group (Gruppi di azione locale per la pesca), organizzazioni pubblico-private (composte da aziende del settore della pesca e dell’acquacoltura, comuni costieri, associazioni di categoria e vari altri enti di diversa natura) che attuano progetti di sviluppo locale con una strategia finanziata grazie al Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e per la Pesca (FEAMP) 2014-2020.
Nell'ambito del progetto in corso - che è stato avviato nel luglio del 2019 e vale 566mila euro - l'Università di Cagliari ha anche bandito il conferimento di una borsa di ricerca finalizzata allo studio delle migliori pratiche per la realizzazione di un sistema organico di strutture, procedure di smistamento, smaltimento e incentivi destinato al processo di raccolta di rifiuti a mare da parte degli operatori della pesca professionale.
L'obiettivo del progetto infatti è duplice: da un lato si va a ridurre il livello di inquinamento dell’ambiente marino derivante dalla presenza di rifiuti dispersi, attrezzature da pesca e di altro tipo disperse e abbandonate, rifiuti altamente inquinanti e tossici fortuitamente o illegalmente dispersi in mare, contribuendo a ripristinare la biodiversità e gli ecosistemi marini; dall'altro, l'Università di Cagliari continuerà le attività di ricerca che hanno già portato a pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali. Nel novembre del 2019, infatti, ricercatori e docenti del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari in collaborazione con i ricercatori dell’Università Politecnica delle Marche hanno documentato la presenza di microplastiche in due specie commerciali di crostacei che vivono in profondità: lo scampo e il gambero viola. Il lavoro è uscito sulla rivista Environmental Pollution, con il titolo "Microplastics in the crustaceans Nephrops norvegicus and Aristeus antennatus: Flagship species for deep-sea environments?"
Su Open Coesione a questo link https://opencoesione.gov.it/it/progetti/4mafdp3rbc18sa/

4. Le vasche per l'acquacoltura che salvano i pesci autoctoni del bacino del Tevere e dell'Arno, in Toscana
A Stia in provincia di Arezzo, vicino alle sorgenti dell'Arno, la cooperativa In Quiete - soci tre giovani del territorio, il Casentino toscano - hanno recuperato le vecchie vasche per l'acquacoltura di Molin di Bucchio, anche grazie a risorse messe a disposizione della Regione Toscana nell'ambito del PON FEAMP 2014-2020.
Il finanziamento complessivo è stato pari a 37mila euro.

L'impianto di Molin di Bucchio, situato in una zona di elevato valore ambientale, ha visto un intervento di ristrutturazione delle vasche esistenti, in parte in pietra, e dei locali annessi, per realizzare attività di riproduzione del pesce autoctono e creare un "serbatoio ecosostenibile" della biodiversità acquatica.
In Quiete collabora con l’Ente Parco Nazionale Foreste Casentinesi e con la Regione Toscana in un progetto di conservazione che riguarda il Barbo tiberino, il Gambero d’acqua dolce e il Ghiozzo di ruscello, tutte specie a rischio estinzione. Il Barbo tiberino è una specie endemica dell’Italia tirrenica ed è classificato come vulnerabile dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN, per la sigla in inglese). Anche il Ghiozzo – diffuso nei fiumi Arno, Ombrone, Tevere e Serchio – è vulnerabile, per una diminuzione del 30% della popolazione negli ultimi 10 anni per effetto dell’introduzione di specie invasive e perdita nella qualità dell’habitat. Il Gambero d’acqua dolce, invece, in pericolo di estinzione in tutti gli habitat europei, è nella Red List dell’IUCN.

Il progetto è stato riconosciuto tra le best practice del 2019 e la DG Affari marittimi e pesca dell'UE ha voluto girare un video per promuovere l'iniziativa a Molin di Bucchio. Lo vedete a quest link https://audiovisual.ec.europa.eu/en/video/I-183595
Su OpenCoesione a questo link https://opencoesione.gov.it/it/progetti/4mafdp15ipa117to/

5. ALIEM “Action to limit the risk of spread of Invasive Introduced species in the Mediterranean”
La problematica delle specie esotiche invasive è emergente e ancora mal circoscritta, nonostante sia stata riconosciuta come la seconda causa di perdita della biodiversità. Queste specie non conoscono frontiere, e le modalità attuali di vita aumentano il loro rischio di introduzione. Alcune costituiscono una minaccia per l’economia e la salute. La loro propagazione minaccia i hotspots di biodiversità mediterranea, le aree sensibili e, in particolare, alcuni siti Natura 2000 vicini alle zone di introduzione (porti, aeroporti, ecc.). Per contrastare questo fenomeno, nel difficile contesto di cambiamento climatico, si dispone di mezzi limitati o poco rispettosi dell'ambiente.

Il progetto ALIEM del valore di 1,84 milioni di euro finanziato dal FESR nell'ambito del Programma della cooperazione transfrontaliera Italia-Francia Marittimo 2014-2020, si propone di agire per la prevenzione e la gestione dei rischi legati alla diffusione delle specie aliene invasive (IAS) lavorando in parallelo su 4 assi:

  • Creazione della piattaforma transfrontaliera per la raccolta, lo scambio e l'analisi dei dati sulle IAS dove  tutti i partner raccolgono, formattano e importano i dati dalle loro reti

  • Organizzazione e animazione della rete di sorveglianza dove avviene l’identificazione degli attori chiave e definizione del loro ruoli per una successiva applicazione delle metodologie comuni e delle regole operative di sorveglianza

  • Creazione dei moduli formativi comuni per attori chiave, organizzazione delle mostre itineranti transfrontaliere ed elaborazione di una carta di buone pratiche per cittadinanza, professionisti, gestori di aree protette, amministratori ed enti pubblici

  • Realizzazione ed attivazione dell’osservatorio transfrontaliero e definizione di un piano d'azione e dei protocolli di studio e di intervento sulle IAS prioritarie.

Su Open Coesione al link https://opencoesione.gov.it/it/progetti/14toaliem/

6. IMPACT IMpatto Portuale su aree marine protette: Azioni Cooperative Transfrontaliere
L’obiettivo generale del progetto IMPACT finanziato dal FESR nell'ambito del Programma della cooperazione transfrontaliera Italia-Francia marittimo 2014-2020 per un valore complessivo di 1,93 milioni di euro, è quello di conciliare lo sviluppo portuale con la protezione delle Aree Marine Protette (AMP) vicine a zone portuali e prevedere le misure preventive a tutela degli ecosistemi delicati nel caso di incidenti legati allo sversamento di contaminanti chimici nel mare. I partner del progetto – CNR-ISMAR, Consorzio LaMMA, IFREMER e Università di Tolone – collaborano per fornire informazioni di supporto alle autorità preposte sugli interventi per la salvaguardia marina, attraverso un sistema informativo geografico (GIS), presto disponibile online le cui informazioni saranno organizzate in dataset relativi a: a) trasporto delle correnti marine tra porti e AMP, basati su misure oceanografiche da radar costieri e drifters; b) proprietà di ritenzione ecologica delle AMP, ottenute con rilievi ecologici e modelli numerici; c) distribuzioni di contaminanti, basate su dati storici e misure dedicate. Saranno prodotte mappe con indici semaforici per stimare nel tempo la vulnerabilità delle diverse zone all’interno delle AMP alle pressioni connesse alla prossimità dei porti di Livorno, La Spezia, Bastia e Tolone. 

Sono già state implementate le misure dirette di trasporto e dispersione in mare attraverso l’installazione di 3 nuove stazioni radar presso le seguenti location: Isola del Tino (SP), Portofino (GE) (temporaneamente sospesa per danneggiamento) e Viareggio (LU). Le mappe di corrente superficiale misurate dai radar HF possono essere osservate ai seguenti indirizzi: http://radarhf.ismar.cnr.it e http://www.lamma.rete.toscana.it/en/radar-hf.

Inoltre, è stata chiusa con successo la campagna di rilascio nel Golfo di La Spezia dei 40 drifters: boe che vanno alla deriva con le correnti superficiali, comunicando la loro posizione attraverso satellite e permettendo così di studiare le correnti marine e il trasporto di sostanze in mare. Attraverso la campagna promossa dal CNR-ISMAR si mira a creare un data-set che integri le informazioni di velocità delle correnti marine ottenute grazie alla rete di radar ai fini di massimizzare l’efficacia degli interventi. Le previsioni di dispersione vengono inoltre confrontate con i risultati dei campionamenti di contaminanti chimici su sedimenti come è stato fatto ad esempio nei pressi dell’Isola di Palmaria – compresa nell’Area di Tutela Marina del Parco Naturale Regionale di Porto Venere, e poco distante dal Porto di La Spezia – e sugli organismi marini - granchio corridore e la gorgonia rossa - indicatori dello stato si salute del mare ed eventuale presenza delle sostanze tossiche.
Su OpenCoesione al link https://opencoesione.gov.it/it/progetti/14toimpact/