11/12/2020

Data Card - Le politiche di coesione e la montagna

Il 15 per cento della popolazione globale (1,1 miliardi di persone) vive in aree montane e in montagna è concentrata la metà degli hotspot di biodiversità, gli ambiti in cui è massima la ricchezza di specie e varietà. L'11 dicembre è l'International Mountain Day, che le Nazioni Unite celebrano dal 2003. Per questo, OpenCoesione dedica una Data Card agli interventi delle politiche di coesione in favore dei territori montani, progetti che toccano tutto il Paese, da Nord a Sud, dalle Alpi all’Appennino, con un occhio attento al tema della biodiversità, tema portante della Giornata internazionale della montagna 2020. Una biodiversità a rischio, perché "minacciata dai cambiamenti climatici e dal sovrasfruttamento" (UN, 2020).

Si pensi, ad esempio, all'acqua: quella che origina delle montagne garantisce l'accesso a questo bene essenziale ad oltre la metà della popolazione mondiale. La FAO (l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'agricoltura) pone l'accento anche sull'importanza dell'agricoltura di montagna, in grado di rispondere alla domanda crescente di prodotti di qualità, e sottolinea l'esigenza "di un supporto adeguato in termini di equo riconoscimento del valore e strategie commerciali".

La montagna nella Costituzione italiana
L'hashtag scelto per celebrare la Giornata dell'11 dicembre 2020, #MountainsMatter (la montagna è importante, in italiano), trova un riscontro anche nella Costituzione italiana, che al secondo comma dell'articolo 44 della Costituzione recita: "La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane". Nel 2015, un articolo firmato dallo storico Oscar Gaspari, e pubblicato sulla rivista Le Carte e la Storia edita da il Mulino, analizza per la prima volta "la genesi del secondo comma dell'art. 44", e la fa risalire al 1902, all'azione in Parlamento del deputato Luchino Dal Verme, eletto nell'Oltrepò Pavese, uno dei collegi dell'Appennino.

A partire dal dibattito sulla situazione di sottosviluppo della Basilicata, Dal Verme - secondo la ricostruzione di Gaspari - allargò lo sguardo a tutti i territori montani, legando per primo la grave situazione socio-economica dei montanari al problema della corretta gestione e della protezione del territorio, sottolineandone l’estensione a tutti i territori d’alta quota nazionali, in particolare degli Appennini, dove alluvioni e frane erano - e sono - egualmente diffuse. "Non è questione, onorevoli colleghi, di Nord o di Sud; è questione di monte o di piano" disse Dal Verme alla Camera nel 1902: la montagna poneva, già allora, una questione legata alla disuguaglianza e alla coesione territoriale.   

L'azione - e l'impegno - di Dal Verme fu ripresa da Michele Gortani, geologo e membro dell'Assemblea costituente: fu lui a proporre l'emendamento che è poi diventato il secondo comma dell'articolo 44, da cui sono scaturite nel corso del tempo tre leggi speciali per la montagna, la prima del 1952 e l'ultima del 1994, "Nuove disposizioni per le zone montane".

Lo sviluppo e i servizi essenziali in montagna
Tra le azioni "organiche e coordinate dirette allo sviluppo globale della montagna" previste dalla legge del 1994 ve ne sono di carattere economico (che mantengono una visione di tipo assistenziale e destinate "per  lo  sviluppo  delle  attività  economiche presenti sui territori montani da considerare aree depresse") e di carattere sociale, cioè "mediante la garanzia di adeguati servizi per la collettività".

E proprio i servizi essenziali sono al centro dell'intervento pubblico legato alla Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI) che ha l'obiettivo di innescare processi di sviluppo, anche ricreando condizioni di vivibilità nei territori marginali del Paese, a partire da un miglioramento nella dotazione dei servizi essenziali.
La SNAI è finanziata dai fondi strutturali europei e da risorse nazionali prevista dal Bilancio dello Stato: a partire dal 2020, la Strategia è monitorata dal portale OpenCoesione, e, per il momento, rende immediatamente navigabili i progetti finanziati dalle risorse ordinarie dello Stato.
Anche se non tutti i Comuni classificati come "aree interne" sono montani (lo è il 65% del territorio classificato come “periferico” e “ultraperiferico”), i progetti della SNAI rappresentano senz'altro un esempio di quei servizi essenziali che possono oggi garantire una vita dignitosa a chi sceglie di restare in montagna.  Una delle 72 aree interne in cui opera la Strategia Nazionale delle Aree Interne nel ciclo di programmazione 2014-2020 è l’Oltrepò Pavese da cui veniva a inizio Novecento l’onorevole Dal Verme. 

Perché abbandonare le terre alte significa lasciare a se stessa una fetta importante del territorio, dato che l'Istat classifica come montagna il 35% della superficie complessiva del Paee, 106.276 ettari su 302.073. Il territorio di Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige è montano al 100 per cento. Quello di altre Regioni per oltre la metà (Liguria, 65,1%; Abruzzo, 65,1%; Molise, 55,3%).

Quando si parla di montagna, spesso, il dibattito pubblico si concentra sull'alta montagna e sugli sport invernali, come nelle settimane a cavallo tra la fine del novembre e l'inizio di dicembre 2020, intorno al tema degli impianti di risalita per garantire la possibilità di praticare lo sci di discesa. In un bel libro uscito nell'estate del 2020, però, il professor Mauro Varotto dell'Università di Padova ha approfondito l'Italia delle "montagne di mezzo", la media montagna, quella che si colloca ad un range altimetrico che va dai 600 ai 1.500 metri di quota, cioè lo spazio montano che l’uomo ha più intensamente abitato, antropizzate da secoli, se non addirittura da millenni.

Progetti
È nell'Italia di mezzo che si concentrano molti interventi delle politiche di coesione che raccontiamo in questa Data Card. Abbiamo selezionato sette progetti, che danno conto di alcuni ambiti d’azione: la valorizzazione della biodiversità, con il rafforzamento dell’agricoltura e dell’allevamento di montagna, per produrre cibo di qualità e salubre; la garanzia dei servizi essenziali di cittadinanza, in particolare nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne; la promozione di modelli turistici capaci di superare la “monocultura” dello sci di discesa.  

LA VIA DEL PANE IN AMBIENTI ALPINI
Il progetto “BrotWeg – La via del pane in ambienti alpini” è realizzato tra gli altri dalla Libera Università di Bolzano. Finanziato per 635.416,76 euro nell’ambito del programma operativo FESR 2014-20 della Provincia autonoma di Bolzano, sta sviluppando alcune innovazioni per la coltivazione dei cereali in contesti di montagna, su pendenze molto elevate (70%) in cui la coltivazione è oggi preclusa a ogni forma di meccanizzazione.

La necessità di individuare nuovi modelli di sviluppo per l’agricoltura montana, integrativi a quelli zootecnici oggi prevalenti, ripropone in primo piano l’alternativa della “filiera cerealicola” (cereale-farina-pane), rispetto alla “filiera casearia” (fieno-latte-formaggio) per i  vantaggi che la prima può comportare in termini di riduzione di manodopera e carichi di lavoro annuali, investimenti e impatti ambientali.

Il progetto prevede lo sviluppo di prototipi di macchine speciali per lavori su pendenze estreme, nonché di nuovi impianti per trattamenti in post-raccolta e conservazione della granella idonei a forme di gestione a scala di maso. Tra i partner del progetto vi è anche l’azienda agricola Malga Taser di Scena (BZ), un’azienda che coltiva in montagna cereali in regime di agricoltura biologica: segale e farro che poi trasforma in pane.

LA BIODIVERSITÀ  NEL PIATTO ATTRAVERSO LE CARNI DI RAZZE BOVINE AUTOCTONE
Obiettivo del progetto - finanziato con 421.890,00 euro dei fondi FESR nell’ambito del Programma Interreg Italia-Svizzera - è quello di stimolare l’attivazione di reti di operatori per la realizzazione di una filiera transfrontaliera della carne di qualità, attraverso specifiche strategie di marketing e l’incentivazione di piattaforme di vendita basate sull’analisi dei circuiti di commercializzazione dei prodotti a base di carne. La filiera della carne ha una vasta gamma di attori coinvolti: produttori, commercianti di bestiame, macelli, macellerie, distributori. Il progetto si prefigge di valorizzare i contenuti relativi all’obiettivo specifico in tutti i vari ambiti studiando i seguenti argomenti: dinamiche complessive del mercato, metodo di comunicazione, metodo di produzione di materiale promozionale e di comunicazione, accordi commerciali.

La prima fase del progetto - in corso di realizzazione da parte dell’Associazione regionale allevatori valdostani - prevede un'azione di ricognizione delle attività attualmente svolte sulla filiera della carne delle razze autoctone al fine di consolidare e sviluppare ulteriormente l’attuale sistema di etichettatura esistente in Valle d’Aosta (AREV Carne Bovina di Razza Valdostana) e nel Vallese (Fleurs d’Hereins), e di creare una rete di operatori della filiera della carne che vada dall’allevamento fino al consumatore.

Tale rete sarà regolamentata da un contratto che prevede un impegno degli operatori a fornire tutte le informazioni utili a un funzionamento delle attività previste dal progetto e a rimanere nella rete per un periodo di almeno tre anni dopo la conclusione del progetto ai fini di garantire la sostenibilità delle azioni previste. La valorizzazione del prodotto passa attraverso una seria di azioni degli operatori che aderiscono alla rete e che si impegnano a fornire informazioni utili relative a: animali macellati, quantità di carne lavorata, destinazione della carne, dati relativi ai sistemi di lavorazione. Le azioni di comunicazione del progetto saranno rivolte alla favorire la commercializzazione dei prodotti e particolarmente attente al packaging specificatamente mirati a valorizzare la biodiversità rappresentata dai prodotti delle filiere carni di razze autoctone, ai fini di sensibilizzare il consumatore all’acquisto di prodotti che hanno caratteristiche di salubrità e qualità organolettiche che dipendono fortemente dalle condizioni di allevamento che sono rispettose del benessere animale e dal legame e rispetto del territorio in cui vengono realizzati.

VALORIZZAZIONE SOSTENIBILE DEI POTENZIALI TURISTICI SALUTARI NEL TURISMO ALPINO INVERNALE 
Il turismo invernale è per tutte le regioni rurali alpine un fattore economico e una fonte di lavoro fondamentale che dipende dalla neve ed è sensibile al cambiamento climatico e alle scelte delle persone in merito al turismo: per questo, è necessario adottare per tempo strategie per la diversificazione del “prodotto” delle destinazioni e di sviluppare nuove fonti di reddito.
Da qui - finanziato con 1,13 milioni di euro dei fondi FESR nell’ambito del Programma Interreg Italia-Austria - nasce la volontà di sviluppare il potenziale del turismo salutare, che offre una serie di opportunità per valorizzare turisticamente in modo sostenibile il potenziale finora non sfruttato del bacino naturale e culturale alpino. 


Il progetto WinHealth (a questo link un opuscolo informativo) mira a sviluppare un’offerta turistica invernale e salutare basata sull’evidenza medico scientifica che frequentare le aree alpine, con il loro patrimonio naturale e culturale, abbia ricadute molto positive sul benessere degli individui e che ha messo a disposizione delle località partecipanti dei fondi per lo studio di nuove proposte sostenibili e per la loro valorizzazione.

Il progetto si prefigge l’obiettivo di valorizzare almeno 8 centri naturali e culturali regionali (2 per regione: le quattro coinvolte sono Salisburghese, Tirolo, Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia) anche nella stagione invernale.

RETE TERRITORIALE DI SERVIZI SOCIO-SANITARI ASSISTENZIALI
Nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne, l’area del Basso Sangro-Trigno in Abruzzo sta sviluppando un nuovo modello di assistenza territoriale basato su tre principali coordinate: stima del Rischio epidemiologico (probabilità di ammalarsi, di avere un evento acuto, di morire, etc); individuazione del singolo caso (analizzando il modo cui viene erogata l’assistenza e le risorse assorbite dai servizi sanitari che utilizza); presa in carico proattiva del bisogno.

Il modello - finanziato con 1,05 milioni di euro - è stato adottato dall’Asl di riferimento (Lanciano-Vasto-Chieti) e vede in corso interventi innovativi per favorire la la presa in carico pro attiva del bisogno, tramite il potenziamento della figura dell’infermiere, con l’istituzione degli Ambulatori Infermieristici della Fragilità, la collaborazione con i Medici di Medicina Generale, responsabili clinici dei pazienti e l’implementazione di sistemi di monitoraggio a domicilio degli assistiti (telemedicina).  

La riorganizzazione della Rete delle Cure Primarie è finalizzata non solo alla promozione dell’integrazione delle risorse e delle competenze dei Distretti ma anche a una migliore gestione delle attività assistenziali grazie alla valorizzazione del ruolo del Medici di Medicina Generale nei vari percorso di cura (dalla prevenzione, alla gestione del paziente cronico), all’implementazione dell’utilizzo della tele-medicina e della tele-assistenza (per il follow-up dei pazienti e per facilitare il collegamento tra servizi territoriali e ospedalieri) e al potenziamento dell’attività domiciliare in concerto con i responsabili assistenziali infermieristici e dei servizi sociali, nell’ottica di una vera presa in carico interdisciplinare e pro-attiva. Questa pratiche sono state impiegate anche in relazione alla gestione della crisi pandemica Covid-19.
Per chi desidera approfondire, maggiori informazioni sono disponibili al link salute.bassosangrotrigno.it.

POTENZIAMENTO DELLE INFRASTRUTTURE PER LA MOBILITÀ, RIATTIVAZIONE DISTRIBUTORE DI PARRANO
Nel mese di maggio 2020 è stato riaperto il distributore di carburante di Parrano, un Comune della provincia di Terni ricadente all’interno dell’area interna della Regione Umbria denominata Sud-ovest orvietano. Per un piccolo borgo, arroccato su un colle e distante da centri più grandi e dai relativi servizi, la presenza di una struttura per l’erogazione del carburante rappresenta infatti un vero e proprio servizio sociale.
L’impianto si trova all’ingresso del centro storico del paese. L’intervento di adeguamento è stato finanziato per 104.428,20 euro nell’ambito della Strategia Nazionale Aree Interne

Il Comune di Parrano - meno di 500 abitanti, a 450 metri sul livello del mare - è uno dei pochi Comuni italiani proprietario di un distributore. L’impianto, però, era fermo da 2015, perché la gestione dell’epoca non avevo piu ritenuto conveniente la gestione. Nel 2016 la nuova amministrazione appena insediata compì tra i primi atti proprio la scelta di riattivare il distributore. A gestire l’impianto in concessione per due anni sarà un’azienda privata. Si tratta di un impianto self service seguito a distanza dall’azienda che assicura interventi di assistenza.


INTERVENTI INFRASTRUTTURALI CENTRO DI SCI DI FONDO E COMPLETAMENTO STRADA DI COLLEGAMENTO
Il Centro Sci di Fondo & di Nordic Walking "POLLINO", situato a Piano Giumenta a quota 1.550 metri d'altezza, offre a tutti la possibilità di vivere la montagna e il Parco Nazionale del Pollino in tutte le meravigliose stagioni.

Nell’area del Pollino esistono già da molti anni iniziative sportive di primaria importanza, capaci di portare a seguito nei comuni del parco centinaia di atleti e accompagnatori che, negli anni, hanno dimostrato quanto concretamente sia possibile creare indotto turistico. Iniziative di alto valore agonistico e non solo, come la storica Marathon di Mountain Bike e il circuito delle gare podistiche, ogni anno portano nell’area protetta centinaia di visitatori. E, nella maggior parte dei casi, le iniziative sportive realizzate sono figlie di progetti che partono dal basso.Il finanziamento complessivo di 700.252,48 euro ricevuto dal Comune di Terranova del Pollino (PZ) nell’ambito del POR CONV FESR BASILICATA ha visto interventi legati alla pista di sci da fondo e alla messa in sicurezza della strada d’accesso, la SP ex SS 92.

PISTA DA SCI DI FONDO IN LOCALITÀ CHIAPPI A CASTELMAGNO (CN)
Castelmagno, con le sue quindici frazioni, appartiene alla regione occitana compresa geograficamente tra le Alpi, i Pirenei, il Mediterraneo e l’Atlantico francese. In frazione Chiappi (1.661 m) si sviluppa la pista di fondo.

Il tracciato è nel fondovalle, lungo entrambe le sponde del torrente Grana, nei pressi della frazione Chiappi. Il panorama è dominato dallo splendido gruppo delle Rocche Parvo, dalle forme dolomitiche. Oltre alla possibilità di praticare lo sci di fondo su un facile anello di circa 4,5 km, il centro offre la possibilità di noleggiare sci, scarpe, bastoncini e racchette da neve per tranquille e rilassanti escursioni nella natura innevata.


Una giornata sulla pista di Castelmagno consente di abbinare sci nordico, storia (con una visita al Santuario di San Magno) e gastronomia, con un assaggio dell'omonimo formaggio DOP.
Il progetto è stato realizzato nel ciclo di programmazione 2007-2013 e finanziato per 78.224,92 euro nell’ambito del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione.

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